IASMT SI o IASTM NO?

Vediamo. Questo articolo è dedicato a te che sei un professionista della salute e del benessere.

Per prima cosa, vuol dire IASTM? E’ un acronimo (Instrument Assisted Soft Tissue Mobilization) che tradotto significa Strumenti per la mobilizzazione dei tessuti molli.

Bene, e da dove arrivano? Chi li ha inventati?…. Di preciso non si sa.

Sappiamo che il primo di cui abbiamo memoria storica scritta ha circa 3000 anni di storia e appartiene alla MTC. E’ il Gua Sha. Una metodica che si avvaleva di strumenti fatti di ossa o di pietra. Strumenti che servivano a trattare i tessuti con strumenti per avere effetti che difficilmente potevano ottenersi con la mano nuda. Con buona pace di quelli che pensano di avere introdotto innovazioni in materia.

Ti faccio subito una rapida premessa sugli strumenti:

bisogna dire che, oggi, c’è un grande dicotomia tra il marketing e l’utilità di uno strumento.

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5039777/

Parto da questa pubblicazione, una recente Review Sietematica, che prende in esame alcuni strumenti e i relativi approcci IASTM e che dice che NON ci sono effetti significativi nel trattamento delle comuni patologie muscolo-scheletriche. O meglio. Non c’è particolare differenza tra l’effetto che ci sarebbe utilizzando la sola mano per produrre gli stessi effetti.

Una cosa però migliora: è il ROM a breve termine.

Hai capito bene. E’ uno dei motivi principali, se non quello principale. Gli IASTM devono poter costituire solo (si fa per dire) una LEVA VANTAGGIOSA per il Professionista che li usa. Per essere Efficaci ed Efficienti almeno quanto la mano (se non di più) e allo stesso tempo annullare il sovraccarico funzionale per le MANI dell’operatore.

Scopriamo forse l’acqua calda. Pensare di poter trattare una patologia muscolo-scheletrica in modo efficace solo con uno strumento è uno spreco di tempo e di risorse. Con un minimo di logica e buon senso ci si arriva.

Ma allora? Tutto quello che mi hanno raccontato fin’ora? A che mi servono questi “pezzi di ferro”? Li butto via? (alcuni si, forse molti, non sarebbe una cattiva idea….)

Calma. Ragionando, ti ripeto un concetto, ha senso parlare di un uso avveduto di uno strumento, ed entriamo nel vivo del tema, solo per avere un “vantaggio meccanico”, uno scarico funzionale per l’operatore. Come ci dicono tutte le pubblicazioni in merito che parlano di PROBLEMI ALLE MANI PER I FISIOTERAPISTI.

I problemi alle mani dei fisioterapisti costituiscono la seconda causa di assenza da lavoro dopo il mal di schiena.

Lo dicono studi osservazionali fatti in tutto il mondo: australiani, sudafricani e anche italiani molto ben fatti e strutturati. E la cosa ancora più sorprendente è che, benché effettivamente, su ogni argomento, sulle banche dati biomediche, si trovi praticamente tutto e il contrario di esso, su questo specifico problema tutte le pubblicazioni vanno in una sola direzione. Tra l’altro parliamo di un problema (il dolore alle mani per i Fisioterapisti) molto presente non solo in chi pratica le tante metodiche miofasciali già conosciute e codificate, ma perfino in chi pratica manipolazioni vertebrali.

Ma anche in questo caso c’è poco da sorprendersi se vogliamo. E’ ovvio (o forse dovrebbe) che se devi scavare una buca di 10 metri c’è una “statisticamente significativa” differenza per la salute e il benessere delle mani dell’operatore che scava se lo fa con una pala piuttosto che con le mani. Giusto o giusto? 😉 

Uno “studio” di questo tipo non può far altro che avallare il fatto che spostare un carico di 200kg con una gru sia più pratico che farlo caricandoselo sulle spalle. Lo si fa per avere un vantaggio meccanico.

“Datemi una leva e vi solleverò il mondo” diceva Archimede. 

Leva Archimede IASTM Fascial FullAllo stesso tempo è abbastanza normale trovare altri studi in merito ai Problemi alle Mani dei Fisioterapisti che affermano che è “statisticamente significativo” trattare, mobilizzare, impastare un tessuto rigido (magari in seguito ad una immobilizzazione prolungata) con l’ausilio di uno strumento piuttosto che con le mani e che questo possa avere effetti positivi sul trattamento finale (e quindi anche sul ROM). A patto però che lo strumento possa avere una Ergonomia tale da fornirmi un vero Vantaggio Meccanico per avere gli stessi effetti che potresti avere con la tua mano ma facendo molta meno fatica e quindi facendo PREVENZIONE attiva delle patologie professionali correlate.

Ecco perché ci sono alcuni studi che dimostrano che non c’è molta differenza nel trattamento con o senza IASTM. E guardando bene nei criteri di inclusione tra tutti gli strumenti presi in esame puoi inserirci anche un Cucchiaio (moltissimi sono fatti a immagine e somiglianza di un cucchiaio o di una lama smussata) e ottieni lo stesso risultato. Nessuna Ergonomia. Nessuna Certificazione. Materiali simili o uguali. Stessa conformazione.

Già… la certificazione. Tra l’altro molti non lo sanno ma questo NON è un dettaglio secondario in quanto nello spiacevole caso di un contenzioso la TUA ASSICURAZIONE potrebbe non tutelarti se hai usato uno strumento NON certificato.

Ecco perché non tutto è uguale a tutto. Ecco perché è fondamentale la Certificazione per uso Medicale che NON ha la gran parte degli strumenti in commercio. Ed in questo il Fascial Full™ può aiutarti al 100%.

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Anche perché la mobilizzazione dei tessuti molli dovrebbe avere lo scopo di sottendere ad effetti neurofisiologici (e in questo caso ci vuole una ottima conoscenza e studio di questi ultimi e come ottenerli) e non meramente meccanici (che pure sono utili e necessari tipo per una rigidità post-intervento o post-immobilizzazione prolungata) e ovviamente gli effetti che ottieni con uno IASTM sul connettivo e sulle reazioni neurofisiologiche sono assolutamente sovrapponibili alla mano libera con la differenza che quest’ultima in alcune metodiche si sovraccarica parecchio in determinati casi.

Ed è per questo che il Fascial Full™ ha una forma Ergonomica studiata ed è l’unico strumento IASTM con Sistema Save Your Hands che permette uno scarico funzionale delle articolazioni della mano dell’operatore mantenendo una sensibilità di trattamento elevatissima anche perché è realizzato in un materiale che lo rende l’eccellenza in campo ingegneristico e tecnico, una speciale lega di ALLUMINIO di derivazione aeronautica.

E a quelli che ti dicono “noooo, mai, perdi SENSIBILITA’ durante il trattamentoooo!” Tu prova a rispondere facendogli guardare una partita di Tennis di Federer e poi chiedigli come fa lui (e i campioni) come lui ad avere così tanta sensibilità nel colpire la pallina con quello strumento demoniaco che è la racchetta….. Stai certo che lui farà la faccia tra lo stupito e il rimbambito e poi ti dirà “ma che centra!” E magari andrà via con la coda tra le gambe. O ti ringrazierà per avergli aperto gli occhi oltre che la mente 😉 

In conclusione ti dico francamente, se vuoi risparmiarti le mani in determinate circostanze e conoscendo bene strumento e modalità operative (oltre che tutta la teoria di base), direi che ci può stare. E in questo caso l’aspetto fondamentale è l’Ergonomia dello strumento per l’operatore. Sempre con la massima integrazione possibile tra Terapia Manuale, Terapia Fisica ed Esercizio Terapeutico.

Poi ben venga chi ritiene utile anche un pezzo di legno (romantico ma decisamente ANTIGIENICO e non certificato come molti altri materiali e prodotti, fai attenzione), un osso, o altro strumento di quale che si voglia materiale. Lì poi è come un lettino da lavoro, chi prende quello fisso di legno, chi prende quello motorizzato di metallo, chi prende quello snodato, chi prende quello “aromatizzato” o come una vacanza in albergo, c’è a chi fa comodo l’ostello e chi vuole la comodità di un Hotel a 5 stelle.

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È solo una questione di “prospettive”.

L’importante e avere sempre l’occhio puntato sul “fine”. Perché è sempre il fine che giustifica il mezzo.

E il tuo fine qual è? Salvarti le mani o usare la bacchetta magica? 

 

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